L'ITALIA COLONIALE

Vicende e storie dimenticate dell'Impero coloniale italiano a cavallo di due secoli di storia d'oltremare

Arte e architettura nella Mogadiscio scomparsa

Artisti nella Somalia Italiana durante il governatorato di C. M. de Vecchi di Val Cismon

Oggi la città di Mogadiscio, capitale della Somalia, porta le inevitabili cicatrici della cruenta guerra civile scoppiata nel 1991 e che ha segnato indelebilmente il tessuto urbano e sociale di una delle più belle città dell’Africa Orientale – Mogadiscio la bianca – che conservava con orgoglio ancora le tracce della presenza italiana.

cattedrale_mogadiscio_oggiUna presenza costante, anche dopo la seconda guerra mondiale, anche dopo l’AFIS “Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia” e ricordata, spesso anelata, dai somali che oggi vivono all’estero nel ricordo di una nazione che fu nostra: “nostra” dei somali, degli italo-somali e degli italiani. Oggi terra di nessuno: appartiene di nuovo ai signori della guerra facenti parte di diverse cabile tutte afferenti all’organizzazione terroristica di Al-Shabab, derivazione di Al-Qaeda. Gli italiani vi sono rimasti finché le circostanze lo hanno permesso, oggi gli unici connazionali presenti rimasti (tornati) sono i militari con un modesto contingente facente parte della nuova missione EUTM in un compound all’interno dell’aeroporto. (a sinistra la Cattedrale di Mogadiscio a febbraio 2015. Foto di Abdirisak Awash)
Ogni guerra porta inevitabilmente con sé morte e distruzione con la perdita di memoria e di opere patrimonio dell’umanità. Gli anni 20 del secolo scorso, videro il sorgere di una nuova Mogadiscio, con imponenti nuove opere e risistemazioni della città durante il governatorato del quadrumviro Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon che si circondò di artisti e professionisti: “La città di Mogadiscio ha mutato volto e prende un aspetto irriconoscibile a chi la vide qualche anno addietro. Qualunque opera venga costruita porta i segni inequivocabili della civiltà littoria che la crea, della Dinastia che regge la patria, del governo che agisce; queste opere così segnate nella pietra, nel cemento e nel bronzo ricorderanno ai venturi quanto sia stata ferma la nostra volontà e quale spirito l’abbia guidata” scriveva il 31 ottobre 1927.
cesare_biscarra_mogadiscioIl Governatore fece realizzare dallo scultore Cesare Biscarra un monumento intitolato ai pionieri della Somalia, eretto sul Lungomare Vittorio Bottego, utilizzando due autentiche colonne dell’età imperiale romana, appositamente fatte arrivare dall’Italia, con al centro un’ara votiva su cui erano stati incisi i nomi dei Caduti. Il monumento, oggi scomparso, venne inaugurato nel marzo 1928 durante la visita del principe ereditario Umberto di Savoia. Il Biscarra fu autore anche della statua della Madonna all’interno della nuova cattedrale di Mogadiscio anch’essa inaugurata, il 1° marzo 1928, alla presenza di SAR Umberto di Savoia.
antonio_vandone_cattedrale-mogadiscioIl progetto di quella che fu la più grande cattedrale cristiana di tutta l’Africa Orientale, intitolata alla SS. Vergine Consolata,  venne affidato all‘ingegnere Antonio Vandone Conte di Cortemiglia che sul modello del duomo di Cefalù, progettò, in stile gotico-normanno, un’imponente facciata caratterizzata da due campanili alti 37,50 m. su una pianta a croce latina e interno suddiviso in tre navate. Anch’essa è andata distrutta ed oggi non ne resta che un cumulo di macerie.
lidio_ajmone_mogadiscioIl de Vecchi chiamò a Mogadiscio anche il pittore Lidio Ajmone, vice presidente del Circolo degli Artisti di Torino, che risiedette nella capitale somala per diversi anni dipingendo le più belle scene della Somalia italiana. Al suo rientro in Italia espose alla Società Promotrice di Belle Arti di Torino 90 dei suoi dipinti coloniali. Molti suoi dipinti esotici della Somalia vennero stampati anche in diverse serie di cartoline a colori prodotte dal Sindacato Italiano Arti Grafiche Roma. Successivamente, rientrato in Italia, seguì poi il de Vecchi a Rodi.
carlo_pedrini_mogadiscioTutte le opere realizzate e gli avvenimenti importanti della colonia italiana vennero altresì documentati dal giovane fotografo Carlo Pedrini che venne messo a capo del nuovo Regio Laboratorio Foto Cinematografico di Mogadiscio voluto, nel 1926, sempre dal de Vecchi. Al Pedrini infatti dobbiamo la maggior parte della memoria storica della Somalia Italiana di quegli anni: dalle riviste, alle pubblicazioni coloniali, ai libri scolastici e diverse serie di cartoline; realizzò anche, a scopo di propaganda, nel 1930 un film dal titolo “Somalia”. Morì, a soli 38 anni, in un incidente aereo nell’alta Migiurtinia nel 1932. Il Regio Laboratorio probabilmente venne poi gestito dal fotografo Parodi.
faro_crispi__guardafui-somaliaIn ultimo, ma non per importanza, tra le grandi opere realizzate e volute dal de Vecchi è da ricordare, nel 1924, la costruzione, su progetto della Regia Marina e dell’Ufficio Tecnico dei fari di Napoli, dopo decenni di annose questioni internazionali del primo faro di Guardafui, sulla punta estrema del Corno d’Africa, intitolato a Francesco Crispi, per proteggere la navigazione dai naufragi attorno al capo, conosciuto già dagli antichi romani, per la presenza di pirati e soprannominato infatti da sempre Ras Asir, ovvero il capo della tristezza. Il faro Crispi è il protagonista del libro di ricerca storica “Il faro di Mussolini”, acquistalo qui.
Fu una Mogadiscio, quella degli anni 20, in pieno fervore architettonico e artistico, rimpianta dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale, della quale restano solo sbiadite (e spesso nascoste) testimonianze fotografiche di quella che fu la presenza coloniale italiana in una terra, prima di noi, divisa dalle lotte tra clan che vide un modesto tempo di pace durante il quale convissero anche musulmani e cristiani in armonia. Ora è ripiombata in un caos dal quale pare non si riesca ad uscire e i somali spesso invocano il nostro intervento per il vecchio legame che ci unisce.

di Alberto Alpozzi – © Tutti i diritti riservati

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6 commenti su “Arte e architettura nella Mogadiscio scomparsa

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