La colonizzazione agricola nella Somalia italiana 1920/39

La Somalia italiana è una regione climaticamente arida, bagnata da piogge non sufficienti allo sviluppo agricolo su larga scala, ma possiede anche due fiumi copiosi di acque che scendono dall’altopiano etiopico, lo Uebi Scebeli ed il Giuba. Fu, dunque, legato alla valorizzazione di questi fiumi lo studio ed in seguito la valorizzazione agricola nel abbeverata_uebi-scebeli_somalia_italianaperiodo della nostra presenza coloniale. Dei due, il Giuba è il più cospioso quanto a massa di acqua, ma la sua valorizzazione fu ostacolata dal fatto che fino al 1926 la sponda destra faceva parte della colonia britannica del Chenia e la nostra sovranità iniziò in quell’anno in seguito agli accordi italo-britannici tesi a dare applicazione ai compensi territoriali coloniali previsti a nostro favore in seguito alla vittoria comune nella Prima Guerra Mondiale. Furono, comunque, su questa sponda sinistra, già sotto nostra sovranità, che si stabilirono le prime concessioni agricole italiane, prima in assoluto quella del sig. Carpanetti già nel 1905, ma poi anche quella del Col. Frankstein (di origine polacca, ma italianissimo) e quella della società “Giuba d’Italia” ed altre. Sulla sponda destra esistevano alcuni concessionari britannici i cui interessi furono salvaguardati dai sopraricordati accordi italo-britannici. Nel complesso, i concessionari del Giuba furono una dozzina e si raggrupparono nel Consorzio agricolo del Giuba, sostenuto e valorizzato dalla Azienda agricola governativa di Alessandra.

Fu, però, lungo le sponde dell’Uebi Scebeli che si sviluppò un ben maggiore programma di valorizzazione. Questo fiume aveva la particolarità positiva di essere assai vicino alle città di Mogadiscio, che era la capitale della Colonia e di Merca, che era la seconda città e, perciò favorito dalla presenza di mercati di sbocco dei prodotti e da approdi in grado di favorirne l’esportazione. I pionieri di questa impresa civilizzatrice furono Romolo Onor (San Donà di Piave 1880 – Genale 1918) e Cesare Scasellati Scozzolini (Gubbio 1889 – Mogadiscio 1929). Il primo realizzò nel 1912 l’Azienda agricola sperimentale del Governo della Somalia la quale divenne negli anni successivo il fulcro del grande Consorzio agricolo di Genale. Il secondo fu il tecnico principale che realizzò il grande progetto di colonizzazione progettato da quel grande italiano, grande esploratore e grande pioniere che fu Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi. Ambedue queste gigantesche realizzazioni meriterebbero una monografia che ne illustri i particolari progettuali, realizzativi e le caratteristiche agrarie, ma qui desidero solo darne conto in modo che, almeno in maniera generale, si possa fissare nella memoria quel grande sforzo che onora chi lo realizzò e l’Italia.

villabruzzi_scaricatore_digaSe il fiume Uebi Scebeli (fiume dei leopardi, il nome in lingua somala) aveva il vantaggio di essere vicino alle città costiere, presentava, invece, uno svantaggio non indifferente dovuto all’intermittenza del suo flusso che alterna una doppia stagione di piena (febbraio-marzo e luglio-settembre) ad una altrettanto doppia stagione di magra durante le quali il fiume giunge ad interrompere la continuità del suo corso. La valorizzazione agricola, legata all’utilizzo delle acque fluviali, era così dipendente dall’immagazzinamento delle acque durante il periodo delle piene. Con la fine della guerra mondiale e la stabilizzazione politica ed economica dell’Italia, ebbe anche inizio il programma di valorizzazione delle nostre colonie e, nel caso in esame, della colonia della Somalia italiana. L’importanza ed il costo delle opere idrauliche necessarie era tale da trascendere le possibilità finanziarie di singoli concessionari. Erano necessari capitali ingenti e la ferma determinazione ad operare investimenti su lungo periodo. Su impulso del Duca degli Abruzzi, venne costituita la S.A.I.S. “Società agricola italo-somala” nel 1920, la quale raggiunse nel 1924 il capitale versato di 35 milioni di Lire ed ottenne una grande concessione di 25.000 ettari. Negli stessi anni venne organizzato il Consorzio agricolo di Genale e vennero realizzate le opere idrauliche di sbarramento del fiume . Due grandi dighe provvidero ad immagazzinare le acque di piena ed a destinarle a mezzo di centinaia di chilometri di canali di irrigazione fino alle più piccole unità organizzate nella regione. Così, in pochi anni, due vasti territori aridi vennero trasformati in due grandi realtà economiche produttive verdeggianti, percorse da centinaia di chilometri di strade, di ferrovie a scartamento ridotto, linee telegrafiche e telefoniche. Per la popolazione colonica somala vennero costruiti decine di villaggi, mentre i centri produttivi e di trasformazione dei prodotti vennero realizzati ex novo ed ebbero il battesimo di Villaggio Duca degli Abruzzi (generalmente abbreviato Villabruzzi) quello della S.A.I.S. e di Vittorio d’Africa, quello del Consorzio di Genale. In questi due centri si concentrava la popolazione dei tecnici e degli amministratori italiani e gli stabilimenti di lavorazione : impianti di sgranatura e pressatura del cotone, oleifici per la spremitura dei vari semi oleosi prodotti (cotone, arachidi, ricino, sesamo, ecc.), saponifici, stabilimenti meccanici per l’assistenza e riparazione delle macchine agricole, centrali elettriche)

coltivazione_genale_somalia_italianaLe produzioni riguardavano inizialmente sopratutto il cotone, mentre le altre produzioni venivano considerate sussidiarie. Il cotone Sakellaridis, cioè la varietà egiziana, forse la più pregiata del mondo, era un prodotto per il quale l’industria italiana era totalmente dipendente dall’estero e, perciò, si puntava a ridurre tale dipendenza, senza considerare che esso aveva negli anni 20 un prezzo altamente remunerativo. Con la grande crisi, però, il prezzo del cotone, come quelle di molte altre materie prime si deprezzò fino al punto di perdere, all’inizio degli anni 30, il 50% del suo valore. Si imponeva, così una conversione produttiva che potesse salvare l’economicità delle imprese colonizzatrici in attesa della ripresa delle quotazioni. Anche questa sfida venne affrontata e risolta brillantemente. La S.A.I.S., da parte sua, intensificò la produzione di canna da zucchero per la cui trasformazione aveva costruito un grande zuccherificio, il primo dell’Africa Orientale, puntando a questo prodotto che aveva crescente consumo all’interno dell’A.O.I. appena costituita ed anche in Italia; mentre il Consorzio di Genale puntò sulla coltivazione della banana, il cui consumo era in fortissima ascesa in Italia e che fino al 1929 rappresentava una coltivazione marginale. Il governo italiano accordò a questo prodotto la massima protezione riservando alla azienda_agricola_somalia_bananetiproduzione somala il monopolio della importazione in Italia. Venne così costituita la R.A.M.B. Regia Azienda Monopolio Banane con il compito di importare e distribuire il prodotto nel mercato interno. A Vittorio d’Africa venne realizzato un grande stabilimento per l’imballaggio e la esportazione, mentre per il trasporto del prodotto si provvide alla costruzione di 7 navi bananiere dotate di impianti di refrigerazione e che facevano la spola fra Merca, diventato il “porto della banane” e le città marittime italiane.
Con la fine della grande depressione economica mondiale, negli anni 1938-1939, anche il cotone e gli altri prodotti agricoli ritornarono su prezzi più remunerativi e tutto faceva prevedere un futuro di espansione e di successo per la colonizzazione agricola nella Somalia italiana, quando la guerra interruppe, purtroppo, per sempre questo grande progetto di cui oggi, per la follia umana, non restano che i ruderi e si rischia anche di perderne la memoria.

Questo mio breve “volo di uccello” su questa pagina della nostra colonizzazione vuole essere un modesto contributo per chi per vari motivi ne ignori la storia ed una testimonianza di gratitudine per coloro che la sognarono e la realizzarono.

di Fabio Pacini – © Tutti i diritti riservati

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