Guglielmo Dattaro, da Macallè al Municipio: l’ultimo podestà di Parma

Dattaro_Parma (3)Era un ragioniere, Guglielmo Dattaro. Nato a Pellegrino Parmense nel 1912, si diploma a Parma e viene assunto giovanissimo dalla locale Cassa di Risparmio. Era anche un atleta, precisamente un ottantametrista, tanto bravo che nel 1936 avrebbe potuto partecipare alle Olimpiadi di Berlino; ma Dattàro (con l’accento sulla penultima) preferisce partire volontario in Africa Orientale, dove, col grado di Capomanipolo della 180ª Legione CC. NN., il 28 febbraio dello stesso anno merita una medaglia di bronzo, ai Roccioni di Debra Amba, poiché “sotto il fuoco nemico, guidava il proprio reparto contro forti posizioni. Accortosi che un nucleo avversario cercava di aggirare un fianco, lo fronteggiava, frustrandone l’azione con fuoco intenso, sbaragliandolo ed inseguendolo”. Dattaro_Parma (7)A Golese, comune di residenza, le sue gesta sono seguite con orgoglio ed è una festa quando Mino (questo il suo soprannome) viene riconosciuto in un notiziario cinematografico, mentre issa la bandiera italiana presso il Forte di Macallè. Tornato sano e salvo dall’Africa, nel 1938 sposa Ginetta Dall’Olio, dalla quale avrà due figli, Roberto (dal 1978 prevosto della Chiesa di San Marco a Parma) e Marinella. Negli anni cupi della Seconda Guerra Mondiale, Dattaro gira come ufficiale diversi fronti, da quello francese a quello orientale italiano, passando per la Sardegna. L’8 settembre si rimescolano le carte in tavola anche nell’amministrazione di Parma, dove a sedere viene posto proprio lui, con incarico di Commissario del Comune conferito dal capo della provincia Valli il 25 novembre 1943. Dattaro_Parma (1)Sono i mesi più duri nella storia della città, colpita poco dopo da pesanti bombardamenti che causano morte e distruzione. Il compito si presenta perciò molto arduo, ma Dattaro si dimostra persona intelligente e di buon senso, “normalizzando” per quanto possibile la situazione cittadina e aiutando diversi parmigiani anche di nascosto, sfuggendo pericolosamente ai controlli dei tedeschi che spesso interferivano nell’azione delle autorità italiane. Secondo numerose testimonianze, svolse il suo incarico con moderazione e scrupolo, salvando diverse persone dalla deportazione e adoperandosi per preservare il patrimonio storico cittadino, oltre che alleviando le pene di quanti subirono gli effetti dei bombardamenti. Certamente trova un bilancio comunale dissestato, che nonostante tutto riesce a riequilibrare. Dattaro_Parma (6)Agli amici confida che ha accettato il gravoso incarico “per non lasciarlo nelle mani di persone estremiste” e questo gli è riconosciuto da tutti, anche dai partigiani che all’indomani del 25 aprile lo prelevano di notte nella sua abitazione di Eia, rilasciandolo però il giorno seguente senza un graffio. Mario Bocchi, suo successore alla guida della città, ricordò anni dopo l’episodio in cui Dattaro andò a passargli le consegne in Municipio, traendo da quell’incontro “la favorevole impressione di trovarmi di fronte a un gentiluomo”. Viene quindi epurato e deve arrangiarsi per circa tre anni, quando finalmente è assunto dall’Althea, dove lavora fino alla pensione. Muore a Parma nel febbraio del 1978. Una figura perciò da riscoprire e di tutto rispetto, che a distanza di settant’anni dal suo incarico di primo cittadino, non sarebbe fuori luogo omaggiare con l’intitolazione di una via nella città ducale.

di Marco Formato – © Tutti i diritti riservati

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