Vincenzo Li Causi, il traffico di scorie, armi e impenetrabili segreti in Somalia

toxic-map_somaliaVincenzo Li Causi (Partanna, 22 novembre 1952 – Balad, 12 novembre 1993) è stato un militare e agente segreto italiano. Perché era andato in Somalia?
Inviato più volte dal 1991 in missione in Somalia per il SISMI, muore in un agguato nel novembre 1993 a Balad, durante la Missione Ibis II, nel corso di un’imboscata tesa da alcuni militanti somali ai danni della vettura su cui viaggiava con un commilitone (Giulivo Conti). Le dinamiche dell’agguato non sono ancora del tutto chiare anche perché il giorno dopo egli avrebbe dovuto far ritorno in Italia per conferire coi giudici in merito a Gladio, l’operazione Stay-behind e il traffico di armi e scorie nucleari in Somalia. Gli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valore dell’esercito alla memoria.
Pochi mesi prima della sua morte in Somalia, nel luglio 1993, nel territorio di Alcamo, nel trapanese, era stato scoperto un enorme arsenale di armi e munizioni, nella disponibilità di due sottufficiali dei Carabinieri, l’appuntato Vincenzo La Colla, che era stato nella scorta del ministro dei Beni culturali Vincenza Bono Parrino, e il brigadiere Fabio Bertotto, più volte in missione in Somalia; l’arsenale fu ritenuto appartenere alla struttura Gladio trapanese, che era stata guidata da Li Causi.
somalia-ilaria-alpiL’anno successivo il suo nome emerse nel caso della morte della giornalista Ilaria Alpi in Somalia, della quale Li Causi sarebbe stato un informatore su traffici di armi e scorie.
Da sottufficiale dei Servizi d’intelligence militari fu capo di una cellula Gladio.
Arruolato nell’Esercito Italiano, inviato presso la scuola trasmissioni dell’esercito a Roma, si addestra anche con gli incursori della Marina Militare, per essere poi successivamente reclutato nel 1974 dal SID, il Servizio informazioni della Difesa. Li Causi entra poi a far parte della VII Divisione del SISMI (la denominazione assunta dai Servizi segreti militari), che aveva anche il compito di gestire la struttura di Stay-behind, ovvero Gladio, un’organizzazione clandestina paramilitare promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale. Di tale struttura Li Causi già dal 1975 è istruttore.
Tra il 1980 ed il 1981 segue l’attività di Abu Abbas, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Partecipa successivamente anche alla liberazione del generale statunitense James Lee Dozier, rapito dalle Brigate Rosse nel 1982. Nel 1987 prende parte all’operazione Lima, una delicata missione in Perù, ufficialmente per addestrare la scorta del presidente peruviano Alan García Pérez. Dal 1º ottobre 1987 al 1990, in qualità di maresciallo aiutante, comanda il Centro Scorpione di Trapani, una delle cinque sezioni operative della VII divisione del SISMI, cellula siciliana di “Gladio”, asseritamente contigua all’associazione Saman di Francesco Cardella.
 
di © Abdullahi Elmi Shurie – Tutti i diritti riservati 
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VINCENZO LI CAUSI – MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE
«Aiutante in congedo. Dipendente del SISMI di preclare doti morali e di elette qualita professionali, impegnato in Somalia in attività finalizzata a favorire il supporto informativo al comando ITALFOR per la sicurezza delle basi e delle unità del contingente italiano, nonostante oggettive difficoltà ambientali, caratterizzate da continue condizioni di grave pericolo, offriva con generosità ed abnegazione la propria totale disponibilità per la riuscita di una missione che coinvolgeva il prestigio internazionale della nazione. Mentre si trovava a bordo di un automezzo militare per espletare compiti istituzionali e di protezione ad un camion civile che trasportava cittadini somali, veniva improvvisamente raggiunto da colpi di arma da fuoco sparati da una banda di somali all’indirizzo degli automezzi. Ciononostante, con palese sprezzo del pericolo e con profondo senso di responsabilità, reagiva prontamente all’aggressione e, dopo violento conflitto a fuoco, veniva gravemente colpito da un proiettile che ne causava il decesso. Luminoso esempio di elette virtù, di consapevole adempimento del dovere, proteso fino al sacrificio della vita”. Balad, 12 novembre 1993».
— 25 febbraio 1999
 
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