20 marzo 1994. A Mogadiscio viene assassinata Ilaria Alpi. L’ULTIMO VIDEO

A Mogadiscio il 20 marzo del 1994 Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai, e il suo operatore Miran Hrovatin, vengono assassinati da un commando. Erano in Somalia per seguire la guerra tra fazioni e le operazioni militari lanciate dagli Usa con il nome di “Restor Hope”.
Ventitré anni di misteri e depistaggi: chi ha ordinato l’esecuzione? Chi ha pagato per uccidere? Chi sono i mandanti? Perchè?
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Hashi Omar Hassan, un cittadino somalo è stato in carcere per 18 anni ma era innocente, è stato scarcerato solo lo scorso 12 gennaio 2017 dal Tribunale di Perugia: «…deve revocarsi la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Roma […] nei confronti di Hashi Omar Hassan, con conseguente assoluzione del predetto reato ascrittogli per non aver commesso il fatto. […] indipendentemente da chi fosse stato l’effettivo “suggeritore” della versione dei fatti da fornire alla polizia […] il soggetto Ahmed Alì Rage detto Jelle potrebbe essere stato coinvolto in un’attività di depistaggio di ampia portata […] Attività di depistaggio che ben possono essere avvalorate dalle modalità della “fuga” del teste e dalle sue mancate concrete ricerche».
Era la domenica 20 marzo 1994 quando Giancarlo Marocchino, un imprenditore italiano, fu il primo a raggiungere il luogo dell’agguato.
Fu un’esecuzione: «…questi scopi sono da individuarsi nella eliminazione e definitiva tacitazione della Alpi e di chi collaborava professionalmente con la giornalista […] L’allarme suscitato in chi era coinvolto a qualsiasi titolo nei traffici illeciti ed il nutrito timore per la divulgazione delle notizie apprese dalla Alpi, la conseguente necessità di evitare siffatta divulgazione sono le ulteriori circostanze che hanno segnato irreparabilmente il destino di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin: costituiscono l’antefatto nonché il movente dei delitti». (dalla sentenza di condanna all’ergastolo di Hashi Omar Hassan del novembre 2000).
Nel dicembre 2007 il gip Emanuele Cersosimo respinge la richiesta di archiviazione degli atti del procedimento penale presentata dal pubblico ministero dottor Franco Jonta, della procura di Roma: «…la ricostruzione della vicenda più probabile e ragionevole appare essere quella dell’omicidio su commissione, assassinio posto in essere per impedire che le notizie raccolte dalla Alpi e dal Hrovatin in ordine ai traffici di armi e di rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portate a conoscenza dell’opinione pubblica italiana».
Ilaria e Miran pochi giorni prima di morire avevano raccolto la testimonianza del sultano di Bosaso Abdullahi Mussa Bogor ma fu completamente ignorata. Il sultano disse che Ilaria sapeva del sequestro della Faarax Omar davanti al porto di Bosaso: «…Tutti parlavano dei traffici […] del trasporto delle armi, dei rifiuti […] chi diceva di aver visto […] non si vedeva vivo o spariva o, in un modo o nell’altro, moriva». Ilaria voleva recarsi sulla nave, uno dei pescherecci donati dalla cooperazione italiana alla Somalia, per cercare conferme sui traffici di armi e di rifiuti tossici finiti in mare o interrati durante i lavori di costruzione della strada Garoe-Bosaso.
Depistaggi, falsi testimoni e tutta la documentazione comprendente testimonianze, audizioni, informative, materiali processuali viene secretata. Ma nel 2014 grazie all’iniziativa congiunta delle Presidenza della Camera e del Consiglio dei Ministri iniziano ad essere resi pubblici i documenti depositati presso l’Archivio storico della Camera, compresi i video, messi a dispozione dalla Rai . Oggi sono conultabili anche attraverso il sito: www.archivio alpihrovatin.camera.it
I materiali – che possono essere consultati e richiesti attraverso la compilazione di una domanda online – comprendono:
– gli atti della Commissione bicamerale d’inchiesta sulla cooperazione con i paesi in via di di sviluppo 1994-1996;
– gli atti della Commissione governativa 1997-1998;
– tutti gli altri atti acquisiti dalla Commissione d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, istituita nella XIV legislatura, versati all’Archivio storico della Camera.
Tra questi fascicoli di Forte Braschi, armadio 133, fila D, scaffale 5 si trovano i settantasei fascicoli intestati a Giancarlo Marocchino, l’imprenditore italiano che per primo arrivò sul luogo dell’agguato quel tragico 20 marzo 1994.
Marocchino uomo chiave nello scenario somalo venne espulso dalla Somalia nel 1993 dal comando Usa, con l’accusa di essere coinvolto nel traffico di armi; poi riammesso e utilizzato come logista un pò da tutte le imprese pagate con quei 1400 miliardi della cooperazione sui quali indagava la Alpi. Indagato a lungo dalla procura di Asti, con l’accusa di essersi impadronito di un container di documenti del Ministero degli Esteri e per un presunto traffico di rifiuti tossici, fu sempre prosciolto.
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di Alberto Alpozzi – © Tutti i diritti riservati
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