L'ITALIA COLONIALE

Vicende e storie dimenticate dell'Impero coloniale italiano a cavallo di due secoli di storia d'oltremare

Davide Fossa, un Onorevole in prima linea

C’è stato un tempo in cui essere onorevoli significava dare per primi l’esempio, soprattutto nei momenti decisivi per i destini della nazione.
davidefossaUno di questi esempi è rappresentato dall’On. Davide Fossa, parmigiano di San Pancrazio Parmense, nato il 18 agosto 1902 da Davide (morto nello stesso anno) e Vecchi Adalgisa.
Un personaggio oggi volutamente dimenticato al pari di tanti altri, ma che allora fece molto parlare di sé, fin dalla minore età. Si iscrisse infatti al partito fascista già il 18 novembre 1919, a soli otto mesi dalla nascita ufficiale del movimento.
L’entusiasmo giovanile, unito ad indubbie capacità, in particolare oratorie, gli fecero bruciare ben presto le tappe: fondò in quel periodo il Fascio del suo paese, San Pancrazio Parmense, e ne divenne segretario politico, unitamente alla carica di vicesegretario della Federazione Fascista di Parma; nel 1921/22 segretario dei sindacati di Parma; nel 1922/24 vicesegretario generale della Federazione dei Sindacati della provincia di Parma. Un ragazzo quindi molto attivo e preparato, consono all’azione quanto al pensiero: partecipò alla Marcia su Roma e fondò e diresse “L’Avanguardia Fascista” a La Spezia, laureandosi poco dopo in lettere.
cippospaggiariQuando nel marzo 1923 venne ucciso a Vicofertile il fraterno amico Italo Spaggiari (episodio ricordato anche da Attilio Bertolucci in una toccante poesia), si distinse ai funerali per una vibrante orazione, cui fece seguire l’epitaffio e un cippo che venne eretto il mese dopo sul luogo del delitto.
Dirigente provinciale delle Corporazioni a Parma, quindi a Catania, Caltanissetta ed Enna, nel 1925 gli venne conferita la tessera ad honorem dal Fascio di Catania per l’alta opera compiuta in Sicilia. Fu poi trasferito a Pisa con medesimi incarichi, che assolse sempre con ottimi risultati.
Giornalista impegnato, oltre a La Spezia fu direttore de “La Fiamma” a Parma, poi de “Il Popolo di Romagna” a Forlì e più tardi de “L’Impero del Lavoro” ad Addis Abeba. La svolta politica arrivò per lui nel 1929, quando venne eletto deputato (successivamente consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni), carica che ricoprì fino al 1943. Fu inoltre commissario federale del PNF in provincia di Forlì, città che nel 1934 gli conferì una medaglia d’oro di civica benemerenza.
davidefossa1939Nella seconda metà degli anni Trenta, dopo il conflitto abissino al quale partecipò volontario meritando una croce di guerra (qui il video), venne destinato come Ispettore del Partito in Africa Orientale, dove “disimpegna importanti cariche dimostrando elette doti organizzative e direttive”. Rimasto ferito in occasione dell’attentato al Maresciallo Graziani in Addis Abeba, nel 1938 venne promosso tenente.
Nel frattempo pubblicò anche qualche libro, ovvero “Dal sindacalismo romantico al diritto corporativo” (con prefazione di Giuseppe Bottai, Licinio Cappelli editore, 1931), “Vita fascista provinciale” (Tipografia del Littorio, 1933) e “Lavoro italiano nell’Impero” (A. Mondadori, 1938).
Nella Seconda Guerra Mondiale, “ispettore per la Libia, durante un importantissimo e lungo ciclo operativo provvedeva con i migliori risultati all’assistenza delle popolazioni civili della Libia e delle truppe operanti recandosi, quando necessario, nelle linee più avanzate e dimostrando in ogni circostanza coraggio e sprezzo del pericolo.
davide_fossaDurante le numerose incursioni aeree del nemico su Tripoli e Bengasi, si prodigava nei luoghi più colpiti dall’offesa avversaria per assicurarsi del funzionamento dei servizi. Dava costantemente opera di collaborazione al Governatore e Comandante superiore della Libia, intonata ad altissimo patriottismo ed abnegazione”: questa la motivazione della medaglia di bronzo meritata fra il giugno 1942 e il gennaio 1943.
Dopo l’8 settembre fece parte della RSI e amministrò come capo della provincia Piacenza e Modena. Trasferitosi poi a Buenos Aires, diresse per molti anni un periodico rivolto agli italiani del posto. Morì il 16 marzo 1976 a Roma e venne sepolto nel cimitero della sua terra natale, romantica custode di memorie e personaggi da preservare come esempio alle nuove generazioni.
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Marco Formato
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