Regeni, gli F-16 e la vendita del consolato italiano a Port Said

Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha messo in vendita il consolato di Port Said

Una semplice ricerca sulla Treccani online, ad una voce del 1935, ci dice qualche cosa su Port Said, la città all’imbocco del Canale di Suez, la via d’acqua che mette in comunicazione il mar Mediterraneo con il mar Rosso e quindi con l’Africa Orientale, l’India, la penisola arabica e l’Oriente tutto: “Ne risulta per essa un carattere cosmopolita, per l’importanza dei consolati e delle agenzie di navigazione, per il numero degli alberghi, per la ricchezza dei magazzini provvisti di merci d’ogni origine e provenienza, per il convergere di passeggeri, di commercianti, di marinai d’ogni paese dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa, che si danno convegno qui, al confine fra l’Oriente e l’Occidente, desiderosi di arricchire o di divertirsi.”

Savanna style location map of Bur Said (Port Said).

Ecco. Dal 1935, quando fu compilata la voce, e dal 1869 quando venne inaugurato il canale le cose non sono cambiate, anzi. Port Said è un primario crocevia di commerci e di forti interessi politici e internazionali non solo per le comunicazioni marittime ma anche perché si trova in una posizione strategica unica: nel raggio di meno di 200 km si è in Palestina, in Giordania, in Arabia Saudita e in Israele, con la Striscia di Gaza ad appena 196 km, a soli 2 km si trova la penisola del Sinai e poco sopra l’isola di Cipro con Libano e Siria.

Una via commerciale tanto importante che appena un anno fa, il 6 agosto 2015, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi inaugurava proprio il raddoppio di parte del canale con una faraonica cerimonia degna dei suoi predecessori.

Port Said City è una città tanto internazionale quanto importante che le potenze mondiali oggi fanno ancora a gara per accaparrasi e tenersi stretto un pezzettino di “territorio sovrano” per non perdere l’influenza nella regione e fare affari. E l’Italia? L’Italia contribuì notevolmente alla realizzazione della grande opera del canale che infatti “fu realizzata grazie ad un comitato presieduto dall’ingegnere Pietro Paleòcapa, di Bergamo […] e fu eseguita, sul piano tecnico, grazie all’ingegnere Luigi Negrelli, di Trento. […] Al cantiere inoltre prestarono la loro mano d’opera oltre diecimila operai italiani e i lavori del tratto più complicato vennero seguiti dall’ingegnere Edoardo Luigi Gioia, di Torino, per altro segretario generale della compagnia per il Canale di Suez.” (Estratto da “Il faro di Mussolini”, di Alberto Alpozzi, 001 Edizioni, marzo 2015)

Port-Said_Consolato-italiano_1903E oggi? Beh, oggi l’Italia vende la sua sede storica, al n°54 della 23 July Street, del consolato onorario italiano in Port Said, inutilizzato peraltro dal 2003; da testimonianze locali parrebbe proprio abbandonato poiché si sono registrate diverse effrazioni negli ultimi anni.

L’edificio storico del 1903, libero ma da ristrutturare, sottoposto a vincolo architettonico secondo la legge egiziana n° 144 “Regulating the demolition of non-dilapidated building and establishments and the preservation of Architectural Heritage” del 2006 e iscritto nell’elenco degli immobili soggetti a vincoli architettonici di Porto Said al n°119 è dunque stato messo in vendita.

Port-Said_Consolato-italiano_mappaLa proprietà principale di circa 1.830 mq con una villa di circa 230 mq, per una superficie totale con il parco di circa 4.000 mq, rientrante nel patrimonio immobiliare del Ministero degli Affari Esteri è all’incanto dal 3 luglio 2016 alla cifra di base d’asta di Euro 12.511.824 – dodici milioni e mezzo – con scadenza per la presentazione della propria offerta, pari o superiore, entro il 3 agosto 2016, tenendo conto che “l’Amministrazione si riserva di procedere alla vendita in presenza di una sola offerta, purché ritenuta valida, idonea e congrua, nonché di annullare, sospendere o revocare, secondo la normativa vigente, la procedura d’asta in ogni fase.” Qui per scaricare l’avviso di asta.

Port-Said_Consolato-italiano_oggiDunque 1 mese per presentare la propria offerta presso l’Ambasciata italiana al Cairo mentre la stessa attende ancora l’accredito definitivo del nuovo ambasciatore, il nominato Giampaolo Cantini, in sostituzione di Maurizio Massari, richiamato a Roma dopo il caso Regeni, a sua volta mandato a Bruxelles a sostituire Carlo Calenda… e mentre solo un mese fa il Senato ha approvato l’emendamento al dl missioni, il cosidetto dl “Regeni”, per il blocco della fornitura gratuita di pezzi di ricambio degli aerei militari F-16 all’Egitto, attualmente impiegati nelle operazioni militari nel Sinai settentrionale contro i gruppi terroristici di matrice islamica.

Una sorta di “ritorsione” quella di Palazzo Madama verso il governo del Cairo per la mancata collaborazione al caso Regeni, scomparso il 25 gennaio scorso e ritrovato morto il 3 febbraio, ma nel mentre – alcuni insinuano – non si perde l’occasione di fare “affari” vendendo, di fretta e furia, un edificio storico di proprietà del Governo italiano in una zona particolarmente strategica e sensibile mentre si attende ancora la nomina ufficiale del nuovo ambasciatore italiano in Egitto.

Intanto la rete si è mobilitata con la creazione di un comitato spontaneo a Port Said per salvare il consolato italiano. Qui la pagina facebook dedicata.

Alberto Alpozzi

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