I Vigili del Fuoco di Tripoli italiana

Al vento africano che Tripoli assal già squillan le trombe, la marcia real. A Tripoli i turchi non regnano più: già il nostro vessillo issato è lassù…Tripoli, bel suol d’amore, ti giunga dolce questa mia canzon! Sventoli il tricolore sulle tue torri al rombo del cannon! da “Tripoli bel sul d’amore” di G. Corvetto – 1911

Premessa

09-Un automezzo dei pompieri tripolini fotografato presso l’Oasi di Mellaha nel 1940. Interessante il milite indigeno in primo pianoCon queste parole sulle labbra, nel 1911, i soldati italiani presero il mare per la guerra italo-turca. Una guerra esplosa tra polemiche di ogni sorta anche perché bruciava ancora il ricordo amaro delle sconfitte subite nel 1896 negli Amba etiopici ed il sogno africano doveva sempre fare i conti con il ricordo nefasto di Menelik e dei suoi guerriglieri. Ma in questo caso le cose furono ben diverse e con la vittoria italiana la Libia passò sotto il suo controllo ovviamente con Tripoli sin dal 1912 e tra il generale entusiasmo. Tuttavia solo nel 1923, con il Trattato di Losanna, l’italianizzazione di quelle terre fu riconosciuta a livello internazionale. I primi anni furono assai difficili e gruppi di resistenti libici impegnarono lungamente le forze italiane almeno fino al 1931 con la cattura del più carismatico dei suoi leader, Omar al Mukhtar, che dopo un breve e discusso processo fu purtroppo impiccato nel mese di settembre. Dolo le feroci repressioni comandate da Rodolfo Graziani si alternarono vari governatori in Tripolitania e Cirenaica ma fu con Italo Balbo che le cose assunsero un nuovo corso. Alla violenza ed alla repressione seguì un periodo di colonizzazione più umana con l’edificazione di villaggi ed infrastrutture ed un considerevole miglioramento della qualità della vita. Fin dal 1934 la popolazione locale aveva avuto il riconoscimento dello status di cittadini italiani libici, con i diritti ed i doveri del caso, grazie anche ad un amichevole politica di maggior dialogo avviata dal regime desideroso di integrare pienamente i libici anche di fede islamica. La presenza italiana a Tripoli, città sempre più italianizzata, terminò nel 1943 in seguito ai noti eventi bellici.

I servizi antincendi a Tripoli

Com’è noto nelle colonie e nelle provincie libiche la maggior parte dei servizi antincendi furono espletati da reparti del Genio opportunamente formati. Rari i casi di corpi organizzati su iniziativa civile come quello di Bengasi che oltre al personale militare inquadrava anche pompieri non militari1. Anche a Tripoli le attività pompieristiche vennero per lo più gestite come di norma con personale del Regio Esercito sia italiano che, come dimostrano le foto d’epoca, indigeno. Una testimonianza importante su questo corpo fu lasciata dal capitano Giovanni Vitiello sul periodico Coraggio e Previdenza del marzo 1933 ed essa rappresenta la principale fonte di riferimento su questo tema. 04-Esercitazione. Arrivo, prime operazioni  (Coraggio e Previdenza, XXXVI, marzo 1933 XI, p. 40)Altre informazioni in ordine sparso e per lo più frammentarie sono state reperite strada facendo. Secondo il Vitiello prima dell’annessione di Tripoli all’Italia non esisteva, nella città allora parte dell’impero turco, alcun servizio per il soccorso e l’estinzione degli incendi al punto che si rese necessario organizzarne un primo per lo più di limitate possibilità e povero di mezzi e risorse. La crescita della popolazione, l’aumento delle attività lavorative e commerciali ed in generale la crescente urbanizzazione della comunità resero necessario provvedere, nel 1923, alla costituzione di una più efficiente sezione incendi del Genio Militare munita di quattro autocarri Fiat 15 Ter, quattro motopompe Gerlah ed un’adeguata dotazione di tubazioni da incendio e scale2. 05-La sezione incendio al completo (Coraggio e Previdenza, XXXVI, marzo 1933 XI, p. 40).A questa prima fase seguirono numerose migliorie apportate dal capitano Gino Righi e dal capitano Umberto Venier grazie alle quali il corpo crebbe d’importanza e considerazione tanto che, presso l’Istituto Luce, sono presenti delle immagini che documentano come già nel 1928 i pompieri militari tripolini prendessero parte ad una prodigiosa parata di fronte alle Autorità cittadine. Negli anni a seguire essi non mancarono mai di partecipare alle celebrazioni della Festa dello Statuto che si teneva regolarmente in tutto il regno ogni prima domenica di giugno. 06-Un automezzo dei pompieri tripolini in sfilata .Nel 1933 il servizio pompieristico della città libica poteva contare su un organico di un comandante, due ufficiali subalterni, tre sottufficiali e sessanta militi. Tale personale era munito di cinque autocarri con pompe Tamini, estintori a schiuma per l’attacco a roghi di liquidi infiammabili, tre autocarri attrezzi, manichette per diecimila metri, scale italiane od a ramponi e di corda, funi, un autoscala aerea, sacchi di salvataggio, respiratori e molto altro ancora3. Il corpo trovava sede presso la Caserma Cesare Billia in appositi locali muniti di collegamento telefonico e di segnali elettrici ed acustici per dare l’allarme al personale di servizio in caso di sinistro4. I militi erano organizzati in due turni di trenta persone ciascuno e singolarmente muniti di tutti i mezzi e le attrezzature necessarie. Tale divisione di veicoli e materiali si dimostrava provvidenziale nel caso due interventi di soccorso si rendessero necessari nello stesso momento permettendo ai due turni di operare autonomamente senza privazioni di risorse.07-Gli automezzi dei pompieri tripolini sfilano, il 6 giugno 1937, in occasione della Festa dello Statuto. Una piccola quantità di uomini veniva distaccata presso i teatri, i cinematografi ed i luoghi di pubblico ritrovo per i consueti servizi di sicurezza e vigilanza previsti dalla legge. Anche per questi servizi i pompieri militari potevano fare sicuro affidamento su una fitta rete di idranti e bocche da incendio, munite di manichette distribuite in tutta la città con un adeguato numero di estintori predisposti nei locali in cui, di norma, si rendeva necessario il servizio di sicurezza e controllo5. Grazie ad un provato e funzionale sistema di allarme ed allertamento la sezione pompieri militari di Tripoli era in grado di intervenire all’interno della cinta muraria della città in massimo otto o nove minuti. Un tempo decisamente positivo soprattutto per quel periodo considerando che in caso di particolare gravità dell’incendio, mediante la seconda e terza chiamata, si poteva contare sul rapido supporto ed appoggio di tutta la sezione poiché in prima chiamata si recava sul sinistro primariamente il personale regolarmente di turno. Tutti i bravi pompieri militari, secondo la relazione del Vitiello del 1933, erano scelti tra i militari nazionali della compagnia specialisti ed avviati ai corsi di formazione antincendi.02-Un autopompa incendi SPA 2535 HP utilizzata dai primi servizi antincendi militari in Libia L’evidenza fotografica dimostra come, in un primo tempo e durante il conflitto successivo, fossero stati arruolati anche militari indigeni con le tipiche uniformi del Regio Corpo Truppe Coloniali ed il fregio dell’arma del Genio sulla takia6. Come già accennato, dopo una prima formazione militare formale, i militi venivano istruiti in appositi corsi un primo teorico pratico per conduttori di automezzi e meccanici motoristi ed un secondo di carattere prettamente pompieristico dedicato alle tecniche di soccorso, materiali ed attrezzature e via discorrendo. Pur provenendo dai quadri militari questi vigili del fuoco acquisirono ben presto qual buon bagaglio di valori ed ideali tipici di questa particolare e benemerita attività7. Nel corso del tempo le uniformi dei pompieri genieri di Tripoli seguirono le norme previste per le forze armate. Nei primi anni le foto mostrano l’uso delle tenute da lavoro tipo sale e pepe con il berretto di panno modello 1909. Le ordinarie tenute coloniali con le mostrine del Genio al bavero furono costantemente indossate dal personale che in caso di necessità si muniva del cinturone da incendio; dell’elmo da pompiere modello Milano, il più diffuso in Italia, e degli stivaloni in cuoio od alla boera. Sono meno precise le notizie sugli anni successivi e limitate a quanto l’autore di questo studio, grazie anche alla cortese collaborazione di altri preziosi appassionati, ha potuto accantonare in anni di ricerca. 08-La rimessa ed il parco mezzi della Sezione Incendi del Genio di Tripoli nei primissimi anni ’30La Sezione Antincendi di Tripoli proseguì la propria opera quotidianamente per tutti gli anni ’30 e per tutto il periodo bellico che seguì garantendo la sua presenza in prima linea negli anni furiosi della guerra in Africa Settentrionale8. Al momento si sa molto poco delle attività, senz’altro numerose, dei pompieri di Tripoli nel corso della seconda guerra mondiale quando l’opera di soccorso si fece particolarmente intensa e gli stessi furono esposti in prima persona alla furia degli eventi al punto di guadagnarsi anche alcune decorazioni al valore militare9. La speranza è, senz’altro, che un domani non lontano nuove informazioni e documenti ancora da scoprire possano offrire una maggiore conoscenza di quel delicatissimo momento che, dal 1940 al 1943, vide la sezione antincendi di Tripoli, al pari dei colleghi sparsi in tutti i teatri operativi del conflitto, de facto sulla linea del fronte travolta in seguito dagli eventi che la grande storia ha ben raccontato in questi decenni10.

di Alessandro Mella – © Tutti i diritti riservati

L’autore desidera ringraziare: Fabio Calò, Gabriele Zorzetto, Marcello G. Novello e Alessandro Fiorillo.

NOTE

1 A riguardo: Alessandro Mella, “I Vigili del Fuoco a Bengasi”, Milites n°47 novembre/dicembre 2011, pp.21-26.

2 Si consideri che, al 31 marzo 1929, la città di Tripoli contava 65.688 abitanti. (L.V. Bertarelli; Guida d’Italia del Touring club italiano – Possedimenti e Colonie, Isole Egee, Tripolitania, Cirenaica, Eritrea, Somalia; Milano 1929; p. 278).

3 Coraggio e Previdenza, (XXXVI), marzo 1933 XI, pp. 39,40.

4 Cesare Billia (Verzuolo 1863- Libia 1915) Tenente Colonnello di Fanteria, 26° reggimento del XV battaglione Eritrei. Medaglia d’oro al valore militare alla memoria: Per le mirabili, splendide prove di attività, energia, abilità e valore personale date nei combattimenti di Kars Tekasis, 21 giugno 1914; Socna, 25 gennaio 1915; Bu Ngeim, 8 febbraio 1915. Morto per ferita riportata combattendo ancora valorosamente a Tarhuna (Libia), 14 giugno 1915. http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=12474 (17/06/2012).

5 Il merito principale di questi ufficiali, che ha riscosso il plauso delle autorità e della cittadinanza, sta nell’organizzazione del servizio e nella sistemazione delle prese d’acqua, costruendo in opportuni punti di Tripoli, numero 80 scarichi e numero 50 idranti in modo da garantire una sufficiente presenza d’acqua sul luogo dell’incendio. Attualmente però dato l’intenso fervore di opere costruttive e l’ampliamento che va rapidamente assumendo, per volere di S.E. il Governatore, la città, tanto diversa dalla piccola Tripoli dei Turchi, il capitano Venier ha dato inizio ad un progetto, razionalmente studiato, di radicale trasformazione e sistemazione di numerosi idranti e prese d’acqua che mettono la città anche in questo ramo, la livello delle consorelle della Madre Patria. (Coraggio e Previdenza, XXXVI, marzo 1933 XI, p. 44).

6 tachìa (o takìa) s. f. [dall’arabo aqīyā]. – Termine che indicò nel passato (anche nella variante taghìa) un tipo di fez orientale, o una specie di papalina bianca portata sotto il turbante; con quest’ultimo sign. è stato usato anche recentemente per indicare un caratteristico copricapo a forma di calotta, di colore rosso cupo, usato sino alla seconda guerra mondiale dalle truppe coloniali libiche; munito di lungo fiocco, diversamente colorato a seconda dei reparti di appartenenza, era portato sopra un copricapo più piccolo di lino bianco (chiamato sottotachìa). http://www.treccani.it/vocabolario/tachia/ (17/06/2013).

7 Gli elementi che risultano idonei dal complesso corso svolto, passano come pompieri e vengono assegnati alla Sezione. A tale uopo è giusto rilevare l’entusiasmo e la passione con le quali questi bravi soldati del Genio seguono il corso per conseguire la promozione ed una volta ottenuta sono fieri di indossare la mirabile divisa del pompiere, che è simbolo di altruismo, di sacrificio e di generosità, ansiosi di cimentarsi e dimostrarsi degni di svolgere onorevolmente l’arduo compito ad essi affidato. (Coraggio e Previdenza, XXXVI, marzo 1933 XI, p. 44).

8 Il Vescovo di Tripoli visita i soldati convalescenti. Roma, venerdì sera. Mandano da Tripoli all’Angezia Le Colonie che il Vescovo, Monsignor Facchinetti, si è recato a visitare i convalescenti dell’ospedale militare Regina Elena. (..) Dopo aver ammirato la perfetta organizzazione ospitaliera, il Vescovo ha visitato la vicina caserma dei Vigili del Fuoco. Anche per i bravi Vigili il Vescovo ha avuto paterne parole di elogio per l’opera che essi svolgono. (La Stampa Sera, LXXV, numero XXI, 24 gennaio 1941, p. 1).

9 Casagrande Quirino, nato ad Alessandria d’Egitto il 22 ottobre 1915. Sergente compagnia antincendi R. Corpo Truppe Libiche. Croce di Guerra al Valore Militare: «Caposquadra antincendi, chiamato a combattere grave incendio in zona militare importante e priva di acqua, si prodigava incessantemente con mezzi di fortuna per domare le fiamme che, per la loro vastità, costituivano visibile richiamo agli aerei nemici. Fatto segno a lancio di bombe dirompenti e ad azioni di mitragliamento aereo, sprezzante del pericolo, proseguiva nella sua opera infaticabile ed energica sino ad avere completa ragione delle fiamme. Esempio di sprezzo del pericolo e attaccamento al dovere. Tripoli, 24 agosto 1941» (B.U. Dispensa 21 del 27 febbraio 1943). Croce di Guerra al Valore Militare: «Caposquadra antincendi delle operazioni di, spegnimento di incendio su nave carica di munizioni, nonostante il grave pericolo incombente, rimaneva in posto, riuscendo, dopo alcune ore di intenso lavoro, a circoscrivere l’incendio e salvare la nave. Tripoli (A.S.), 26 novembre 1942» (B.U. Dispensa 24 del 26 luglio 1952). (Ringrazio Gabriele Zorzetto per queste informazioni)

10 Riguardo ai servizi antincendi del Genio nella seconda guerra mondiale si veda: Alessandro Mella, “Appunti sui reparti antincendi del Genio”, Milites n°29 maggio/giugno 2008, pp.45-47 ed Alessandro Mella, “Il Genio Antincendi nel Regno d’Albania”, Milites n°39 gennaio/febbraio 2010, pp.54-61.

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