I vigili del fuoco di Bengasi

APPUNTI SUI POMPIERI DI BENGASI

Premessa

Raccontare le pagine di storia dei servizi antincendi nelle colonie dell’Africa Orientale o nelle Province della Libia è impresa molto ardua a causa della ridottissima documentazione giuntaci. In terra d’Africa erano poche le amministrazioni che s’erano dotate d’un corpo di Vigili del Fuoco e spesso tale servizio era espletato da reparti del Genio del Regio Esercito Italiano. Tra le città più avanti in questo settore c’era senz’altro Bengasi in terra di Libia nel cuore della Cirenaica.

pompieri_bengasi_libia (2)La Libia era stata occupata militarmente dalle armate italiane nel 1911 in seguito alla vittoriosa campagna con l’impero turco. Tuttavia per molti anni la guerriglia dei resistenti indigeni aveva dato grossi pensieri alle autorità italiane e gli anni di governatorato del Maresciallo Graziani le violente rappresaglie avevano comprensibilmente causato un distacco molto forte tra gli italiani ed i libici. Un distacco che parzialmente si colmò con la successiva gestione del Maresciallo Italo Balbo di gran lunga più umana e più indirizzata a creare rapporti pacifici e costruttivi con la popolazione locale di fede islamica. Il reciproco rispetto ed una seria politica basata sull’integrazione e la pacificazione permise un netto miglioramento delle condizioni di vita di tutte le comunità. In generale la gestione di Balbo galvanizzò quelle province e creò il clima per la nascita di grandi servizi, opere ed infrastrutture. In questo contesto il Corpo Pompieri di Bengasi trovò un decisivo impulso.

Già negli anni ‘20 un primo corpo era stato costituito per volontà del Sindaco Cav. Cavallini con circa trenta militi reclutati tra gli indigeni e muniti di attrezzatura e dotazioni necessarie dopo essere stati formati per il servizio che dovevano compiere. Una piccola caserma era stata anche inaugurata nella Festa dello Statuto. Sembra incredibile eppure pare che un aliquota di Zaptiè dei Reali Carabinieri fosse stata addestrata alla lotta antincendi e munita di mezzi ed attrezzature per questo servizio proprio a Bengasi. Gli stessi vestivano la regolare uniforme di quel corpo con tanto di fregio della benemerita sulla takia. Tuttavia fu negli anni ’30, ed a partire dal 1935, che iniziò una vera e costruttiva opera destinata a rilanciare e rimettere in moto un sodalizio dedito all’attività pompieristica di cui seguiremo le vicende cronologicamente fino al 1938.

Il Corpo Pompieri di Bengasi dal 1935 al 1937

Una prima traccia ci è data da un breve appunto del 1935 pubblicato in relazione all’emanazione di un bando di concorso per un posto di Sottocapo dei Vigili del Fuoco. A quel tempo il “Reparto Pompieri” si trovava inquadrato nel corpo dei Vigili Urbani della città di Bengasi (corpo da poco riorganizzato per via dell’importanza assunta dal capoluogo della Cirenaica) dal cui Comandante dipendeva. Lo stesso tuttavia pompieri_bengasi_libia (1)delegava il controllo dei pompieri ad un Sottocapo cui spettava il coordinamento di dodici vigili del fuoco presenti in due turni di sei unità (diurno e notturno) più il Capo Squadra. Il reparto disponeva di una piccola officina ma ancora non aveva a disposizione una vera e propria caserma che tuttavia era già allo studio ed i cui progetti erano in via di sviluppo. Il progetto prevedeva una struttura con un cortile interno di 35×50 metri ed un castello di manovra di tre piano per le esercitazioni. A quel tempo ai pompieri spettavano tutte le competenze dei vigili urbani come l’assegno massa vestiario di 500 lire annue, il corredo gratuito di divise, un indennità giornaliera di 4 lire ed altre per i servizi di prevenzione, teatrali e via discorrendo. Il parco mezzi si componeva invece di due carri autopompe attrezzati FIAT TAMINI con serbatoi da 1500 litri di acqua ciascuno, una motopompa trainabile e scarrabile, una autoinnaffiatrice TAMINI da 3000 litri, due autocarri, un autolettiga ed una vettura comando. Le tubazioni da incendio erano del tipo con semiraccordi “ITALIA” da 70 e 50 mm (le norme UNI erano ancora da venire!). In caso di necessità il già potente parco mezzi poteva essere integrato con le autobotti utilizzate dall’impresa della nettezza urbana.

pompieri_bengasi_libia (6)Già a quel tempo il Comando Truppe della Cirenaica aveva manifestato la disponibilità di quindici soldati ed un sottufficiale da istruirsi alla lotta antincendi al fine di affiancare, con squadre proprie, i pompieri del comune. Il primo corso fu effettivamente avviato ed il 17 Maggio 1936 nella caserma dei Vigili Urbani si tenne un saggio ginnico e professionale con i pompieri civili e militari prontamente formati dal Comandate Geom. Rotella. Alla manifestazione erano presenti importanti autorità: il Commissario Generale Mischi, il Comandante Militare della Libia Orientale Gen. Gigliarelli, il Vice Commissario Generale Comm. Egidi, il Podestà Comm. Monastero, il Vice Segretario Federale Avv. Epifani e molti altri ufficiali e funzionari civili. La manovra comprendente il montaggio di scale italiane al castello, la salita del castello con scala a ganci, le scale italiane controventante e simulazioni d’incendio e calata con funi al castello di manovra, stupì tutti i presenti. Non mancò naturalmente il salto nel telo!

Successivamente tutte le autorità visitarono la caserma con le sale di studio, i dormitori, la mensa, gli uffici e così via complimentandosi con il Geom. Rotella per l’efficienza raggiunta dai militi e la perfetta organizzazione del Corpo rimesso in efficienza in tempi brevissimi. Analogo plauso fu rivolto al Serg. Magg. Mario D’Alessandro sottufficiale del nucleo militare.

Pochi giorni dopo il Podestà si espresse in tal modo per iscritto:

L’Illustrissimo Sig. Commissario Generale si è compiaciuto inviarmi la seguente lettera di plauso che con piacere trascrivo:

  • Ho provato la migliore impressione dalle esercitazioni del Corpo Pompieristico di questa città, cui ho assistito ieri mattina, vivamente compiaciuto per l’alto grado di addestramento e di abilità tecnica da esso raggiunta. Nel manifestarle quanto sopra, la prego, Sig. Podestà, di voler far giungere la mia parola di elogio e di plauso al Comandante dei Pompieri ed ai militi tutti, insieme ai voti più sinceri che mi è grato formulare per le migliori fortune del Corpo –

Colgo l’occasione per manifestare l’ottima impressione che anch’io ho riportata nell’assistere all’esecuzione del saggio finale pompieristico, che mi ha dimostrato l’altro grado di addestramento e di abilità raggiunta dal Corpo. Pertanto, unisco a quella del Commissario Generale la mia parola di elogio per i componenti tutti del Corpo dei Pompieri e il mio incondizionato plauso al Comandante, Geom. Rotella Alfredo, per l’elevato spirito di abnegazione e per l’indiscussa abilità tecnica, con cui ha saputo organizzare in breve tempo questo delicato e vitale organismo cittadino.”

Il Podestà, occorre dire, aggiunse un premio di 200 lire per il miglioramento del vitto dei bravi vigili del fuoco che ottennero un uguale premio con identica finalità dal Generale comandante delle truppe che concesse 500 lire. Di lì a poco iniziarono i primi importanti incendi oggetto di un dedicato paragrafo a seguire.

pompieri_bengasi_libia (3)Un secondo corso di formazione destinato sedici genieri del II° Battaglione del I° Reggimento Genio Coloniale iniziò il 14 Giugno 1937 terminando il 19 Settembre con un saggio di fine corso presso la Caserma dei Vigili del Fuoco di Bengasi. Nel cortile imbandierato di tricolori sabaudi erano presenti il Prefetto, il Vice Segretario Federale del PNF, il Podestà e le più importanti autorità civili e militari che furono spettatori con la folla presente di un esercitazione di circa un ora di durata. I bravi militi si dilettarono nell’esecuzione di esercizi ginnici, atletici e professionali tra cui montaggio e salita al castello con scala italiana ed a ramponi, manovra collettiva con tre scale controventate, figurazione al castello di manovra inneggiante al Duce ed al Re, salvataggi con telo a slitta e salto nel telo e manovra d’incendio con tutti i mezzi e tutto il personale munito di maschere antigas. Particolare scalpore destò il salto dei pompieri da 17 metri sul telo da salto. Una finale manovra con sedici getti d’acqua riproducenti il tricolore lasciò esterrefatti i presenti che in seguito visitarono la moderna caserma con il potente parco mezzi e le più moderne attrezzature pompieristiche. Nella sala convegno i convenuti ebbero modo di ammirare l’apparecchio radio donato dall’amministrazione comunale di Bengasi ai propri pompieri. Prima di lasciare la caserma il Prefetto volle complimentarsi con il Geom. Rotella per l’eccellente addestramento impartito ai pompieri militari e civili distintisi per disciplina, ardimento e preparazione.

Lo stesso Prefetto Dodiace fece pervenire successivamente al Comandante la seguente nota:

Ho assistito ieri al saggio di chiusura del II° Corso di Addestramento Pompieristico e mi è gradito esprimere alla S.V. il mio vivo compiacimento per il brillante saggio e per l’alto grado di addestramento raggiunto dal Reparto Pompieristico al quale la prego far giungere il mio più caldo elogio.”

pompieri_bengasi_libia (5)Il Signor Podestà Frangipane fece seguire il seguente Ordine del Giorno:

Esprimo il mio vivo compiacimento alla S.V., al Capo dei Vigili del Fuoco ed a tutto il Corpo Pompieri, per la prova di ottima preparazione professionale data nella manifestazione del 19 c.m. svoltasi nella Caserma dei Vigili in occasione del compimento del II° corso di addestramento pompieristico per i genieri. Sono sicuro che l’espressione del mio compiacimento sarà di sprone a meglio operare per l’avvenire. In questa occasione dispongo che siano condonate le pene disciplinari di competenza del Podestà e del Comandante del Corpo, nonché gli addebiti per danneggiamenti che non superino le lire 200. Con disposizione pari data ho inoltre assegnato un premio di lire 500 al Reparto Pompieri.”

I Vigili del Fuoco di Bengasi nel 1938

Nel 1938 il Corpo dei Pompieri di Bengasi era diventato una struttura efficiente e perfettamente funzionante. Si muniva di un Comandante (avente anche la funzione di Comandante dei Vigili Urbani), di un Capo dei Vigili del Fuoco (Ufficiale Subalterno), di due Vigili Scelti con funzioni di Capo Squadra, di sedici pompieri effettivi e di sedici pompieri del Genio con un loro sottufficiale. Questi ultimi venivano aggregati al servizio dopo ogni corso d’addestramento tenutosi ad ogni fine ferma militare. Il totale della forza era di trentasei uomini che si dividevano in due squadre di diciassette unità in servizio su turni alternati di ventiquattro ore. Si garantivano così una prima ed una seconda partenza costantemente.Se si considera che la città aveva in quell’anno una popolazione di circa sessantamila abitanti tra italiani e libici si può valutare il rapporto come un pompiere ogni milleottocento abitanti. Il personale, eccetto gli ammogliati, era accasermato in comode camerate e si nutrivano presso la mensa del Corpo.

pompieri_bengasi_libia (4)Tutti i giorni feriali i pompieri si addestravano con manovre professionali o lezioni teoriche oppure si occupavano (essendo quasi tutti patentati) della manutenzione e riparazione degli automezzi secondo le indicazioni del Capo Officina. La caserma disponeva di un castello di manovra a tre piani per le esercitazioni pompieristiche, d’un officina, d’un vascone pieno d’acqua per il lavaggio dei tubi o la prova delle pompe o utilizzabile come riserva d’acqua, di camerate, di rimesse e d’una sala convegno con biblioteca, giochi ed apparecchio radio. I bravi pompieri indossavano la divisa utilizzata in Italia e proposta a suo tempo dalla Federazione Tecnica Pompieri d’Italia.

Al Corpo era affidato il compito di prevenire e spegnere gli incendi in città e su disposizione del Podestà nei comuni della provincia, di trasportare malati e feriti con l’autolettiga od intervenire nelle solennità pubbliche e ricorrenze militari. Il Comandante del Corpo era parte della commissione di vigilanza per i locali pubblici e le installazioni industriali. Non a casa i Vigili del Fuoco si occupavano anche del servizio di vigilanza nei locali di pubblico spettacolo con squadre di turno libero da otto a dodici pompieri e genieri. Il Corpo disponeva di una linea di soccorso (numero 2222) e di due linee per i servizi d’istituto (numeri 2032 e 2932). All’arrivo d’una chiamata di soccorso il telefonista chiamava le squadre con una campana elettrica posta in tutti i locali della caserma che di notte venivano immediatamente illuminati con un comando unico.

Nel 1938 Bengasi sorgeva su una superficie piana a pochi metri sul livello del mare e su un territorio molto vasto con pochi edifici che s’estendessero oltre i 20 metri di altezza. Le risorse idriche erano per lo più affidate ad un acquedotto a bassa pressione alimentato da molti impianti di sollevamento d’acque freatiche. Per il servizio pompieristico s’era provveduto ad installare ventisei pozzetti di prelevamento e tre idranti a colonna.

pompieri_bengasi_libia (7)Il parco mezzi era decisamente moderno e funzionale poiché il servizio era stato riorganizzato nel corso del triennio precedente e si componeva di due autopompe FIAT 621 (a benzina con serbatoio, tubazioni, lance, funi, badili, mazze, chiavi, torce a vento, fasciatubi, reggitubi, raccorderie, estintori, asce, scale, maschere antigas, piantina della città con indicazioni di prese d’acqua ed altra attrezzatura), tre autocisterne FIAT 621 a nafta con piccola scorta di materiale pompieristico, una motopompa TAMINI su carrello rimorchio, un carrello trainabile con cassoni intercambiali per le varie necessità (servizio foamite per incendi di infiammabili, servizi di salvataggio con teli, sacchi, coperte dedicati etc etc.., servizio di puntellamento e varie), una autolettiga con due barelle ed armadio farmaceutico per primo soccorso, una autovettura FIAT 524, una autovettura FIAT 525, una autovettura FIAT 1500, una autovettura FIAT BALILLA per il Comando del Corpo, due camioncini BALILLA per autotrasporti, un camion ARDITA, tre motociclette e dodici biciclette per i pompieri impegnati nei servizi teatrali.

Un grande magazzino conservava abbondanti scorte di attrezzature, dotazioni, materiali, ricambi ed accessori per gli automezzi nonché beni di consumo. Una piccola stazione di servizio collocata nella caserma permetteva la distribuzione di petroli, nafta e benzina.

Ma il 1938 non è solo l’anno della piena e gioiosamente ostentata efficienza raccontata dalle pubblicazioni del tempo ma è anche l’anno in cui il Corpo affronta il suo primo lutto. Durante un incendio in un negozio di tessuti, nella notte del 27 Febbraio, ravvivato dal forte soffiare del “Ghibli”, il vigile Omero Faccioli rimaneva coinvolto nel crollo del solaio. Soccorso e sottoposto ed intervento chirurgico (dopo aver rifiutato fino a fine intervento il ricovero!) presso l’Ospedale Coloniale di Bengasi, malgrado le cure dei sanitari e le costanti attenzioni dei colleghi, si spense il successivo 23 Aprile a causa delle complicazioni dovute ad un infezione sopraggiunta. Accompagnato al cimitero dalla popolazione e da tutte le autorità militari venne solennemente sepolto in un loculo offerto dall’amministrazione comunale che s’era fatta carico di tutte le spese del funerale. Il Faccioli era in servizio fin dal 1936 ed era stato volontario nella Campagna Libica ed in quella dell’Africa Orientale. La sua scomparsa lasciò un grande vuoto tra i pompieri che ne apprezzavano il carattere schietto ed appassionato.

Gli Incendi più rilevanti

Nel corso dei suoi anni di attività i pompieri di Bengasi ebbero modo di affrontare centinaia di interventi di soccorso e d’incendio. Abbiamo già accennato l’incendio di negozio che costò la vita al povero Faccioli.

Altri sono raccontati dai vari numeri dalle cronache dell’epoca che hanno permesso questo studio. Vale la pena ripercorrere per completezza i più interessanti svoltisi nel 1936.

Il 9 Aprile verso le 19,25 giungeva un allarme per un incendio di grandi dimensioni scoppiato nel parco foraggi del Campo Villari alla Berka. Immediatamente si recavano verso il sinistro la prima e la seconda partenza mentre, date le dimensioni del rogo, s’allertavano anche i pompieri in servizio teatrali, liberi da servizio ed i genieri. Giunto sul posto il Geom. Rotella constatò che l’incendio minacciava l’abitato sottovento e chiedeva il supporto dei pompieri della Regia Aeronautica che con le proprie botti (ben dodici da cinquemila litri l’una) garantirono il costante rifornimento idrico tramite gli idranti ed il mare. Frattanto i pompieri si prodigavano per allontanare paglia e fieno dalle fiamme divoratrici alimentate dal “Ghibli”. Solo verso le 3 del mattino s’ebbe modo di scongiurare il pericolo anche grazie all’aiuto prestato dai molti volonterosi intervenuti e grazie alle trincee di contenimento sopravvento scavate dai genieri che coprirono anche di terra svariati focolai soffocandoli. Due sole abitazioni indigene non furono purtroppo salvate malgrado i tanti sforzi. Tuttavia l’opera d’estinzione del grave incendio proseguì per vari giorni con grande impegno dei pompieri e dei genieri fino alle 22,00 dell’11 Aprile. L’incendio che causò circa un milione di lire di danni dell’epoca fu probabilmente causato dall’autocombustione dovuta forse ai violenti acquazzoni dei giorni precedenti. Tutte le autorità militari e civili lodarono ed elogiarono i pompieri ed i genieri.

Un altro sinistro molto simile si verificò pochi giorni dopo quando andò a fuoco il deposito di paglia del campo sperimentale dell’Ufficio Agrario Governativo al Feuhiat il 27 Aprile. I pompieri accorsero con due autopompe e grazie alle vasche per l’irrigazione riuscirono ad attaccare il rogo su due fronti ed a procedere allo spegnimento ed allo smassamento per lo spegnimento minuto. Il Serg. D’Alessandro del Genio ed il Comandante Rotella coordinarono l’intervento guadagnandosi l’elogio del Podestà con i pompieri Del Carlo, Fares e Fiorito.

Il 30 Maggio un altro incendio dovuto ad autocombustione in un parco foraggi coinvolse circa 200 quintali di fieno sotto una tettoia di cemento armato circondata da magazzini di vario materiale. Tale fu la violenza del rogo che un vasto orizzonte della città fu arrossato dalla luce sprigionata dalle fiamme. L’opera d’estinzione prosegui per diciotto ore grazie anche al contributo dei pompieri dell’aviazione ed a dodici autobotti rese disponibili dall’Autocentro dell’Intendenza del Corpo d’Armata.

Tale fu l’impressione che il Podestà Monastero scrisse:

Al Comando Vigili e per conoscenza al Commissariato Militare Bengasi:

L’illustrissimo Colonnello Mario Ceard, comandante interinale dell’Ufficio di Stato Maggiore della Libia Orientale, si è compiaciuto inviarmi la seguente lettera di plauso che con piacere trascrivo:

  • Mi è gradito porgere un particolare elogio ai vigili municipali del fuoco per l’opera veramente encomiabile da essi svolta in occasione dell’incendio sviluppatosi la sera del 30 Maggio u.s. presso il magazzino foraggi. Il loro pronto intervento, l’azione rapida, ordinata e coraggiosa con la quale essi si sono prodigati per circoscrivere le fiamme e salvaguardare i rimanenti depositi hanno indubbiamente evitato maggiori danni. Particolarmente sento di esprimere al Sig. Comandante dei Vigili il senso del mio più vivo elogio per l’opera di direzione e coordinamento da lui svolta per domare nel più breve tempo l’incendio. Prego pertanto, portare quanto sopra a conoscenza del Comando Vigili de Fuoco unitamente al mio più vivo ringraziamento. –

Con l’occasione rinnovo l’espressione del compiacimento già da me espresso in calce al rapporto relativo al detto incendio, per l’opera pronta ed efficace prestata dal Comandante Sig. Geom. Alfredo Rotella e dai singoli pompieri nella contingenza.”

Conclusioni

pompieri_bengasi_libia (8)L’ammirazione per tali soccorsi valse ai pompieri del capoluogo della Cirenaica l’onore di partecipare, la prima domenica di Giugno del 1936, alla rivista militare passata dal Governatore Generale Maresciallo dell’Aria Italo Balbo alle forze presentate dal Comandante del Corpo d’Armata Pintor. I Vigili vi presero parte con sei automezzi meritando un encomio dal Governatore Balbo e dal Generale Pintor.

Non si conosce molto delle attività successive al 1938 ma è certo però che il Corpo rimase attivo fino al 1941 quando il suo Comandante Geom. Rotella rientrò in Italia. Egli raggiunse Roma nel Dicembre 1941, il mese dopo l’occupazione inglese dell’Etiopia. Viene da chiedersi se quell’evento, la perdita dell’Impero, avesse causato il precauzionale rimpatrio di molti funzionari civili anche dalla Libia considerato tra l’altro che anche nell’Africa Settentrionale si combatteva. D’altra parte da una lettera del Rotella del 1949 abbiamo constatato che con lo scoppio della guerra i pompieri di Bengasi ricevettero un incremento di genieri ed ufficiali per i loro servizi, personale che quando la città fu smobilitata la prima volta nel Febbraio 1941, passò alle dipendenze comunali per non essere catturato dagli occupanti inglesi che, in quanto soldati del Regio Esercito Italiano, avrebbero avuto pieno diritto a farne dei prigionieri di guerra. Successivamente, con il Decreto Governatoriale numero 311565 del 30 Agosto 1941, il Corpo Pompieri di Bengasi fu militarizzato.

Voci non confermate sostengono che alla caduta di quella terra nel 1943 i britannici avessero trasferito l’intero Corpo Pompieri di Bengasi ad Alessandria d’Egitto ma non si hanno certezze a riguardo.È certo invece che, come tutti i Vigili del Fuoco del Regno, anche quelli di Bengasi a guerra finita tentarono vanamente di far valere le proprie ragioni poiché i loro colleghi militari del Genio avevano ricevuto un diverso trattamento dai Vigili comunali malgrado il servizio comune, le difficoltà, i pericolo ed i rischi condivisi, scriveva infatti il loro valoroso Comandante nella già citata lettera del 1949:

Quelli con le “stellete” tra di noi, furono e sono i “combattenti” e noi Vigili invece abbiamo ricevuto questa meravigliosa risposta, proprio alcuni giorni fa, dal Comando Militare Territoriale di Firenze, a seguito di una richiesta attribuzione di benefici di guerra:

N. 9/1448 VSR Firenze 15 Aprile 1949 il personale del Corpo dei Vigili di Bengasi fu mobilitato ai soli fini penali e disciplinari. Detto personale non ha titolo ad essere ammesso a fruire dei benefici previsti dalla legge a favore dei combattenti, in quanto esso non fu alle dipendenze ed al seguito di comandi, reparti ed enti delle FF.AA. operanti”

Tutto ciò malgrado (..) avessi dimostrato che a Bengasi fummo militarizzati con Decreto Governatoriale numero 311565 del 30 Agosto 1941 e praticamente interdipendenti dal Comando Piazza Militare, con i suoi genieri persino assorbiti dal Corpo Comunale allorquando nel Febbraio 1941 fu deciso l’abbandono di Bengasi alle truppe inglesi avanzanti ed evitammo la loro cattura come militari e quindi prigionieri di guerra!

Insomma pur trovandosi nel cuore del fronte dell’Africa Settentrionale Italiana e con gli inglesi che andavano e venivano i pompieri di Bengasi che dagli inglesi subirono anche qualche angheria, secondo le cronache del tempo, e che tanto si prodigarono per lenire le sofferenze della popolazione di quella città, non videro riconosciuto l’ambito titolo.

Questo breve testo reso possibile dai documenti reperiti ha permesso almeno di saperne un poco di più su questa affascinante ed evocativa pagina di storia.

di Alessandro Mella – © Tutti i diritti riservati

Ringraziamenti

Enrico Branchesi, Gabriele Zorzetto e Marcello Giovanni Novello

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