Lemlem e Francesco Crispi un legame tra Africa e Sicilia

Francesco Crispi, omonimo nipote dello statista riberese, e la bella abissina: una storia che aspettava solo di essere raccontata.

francesco crispiIl potere dell’amore sta nel fatto che è eterno e supera tutto. Questa storia d’amore viene da un luogo lontano. E’ stata vissuta in un tempo lontano e ha superato tutto. E’ una storia sopravvissuta alla guerra, all’arsura dell’Africa nera, e all’inesorabile trascorrere del tempo. Ne siamo venuti a conoscenza fra i banchi di scuola. Infatti a gennaio (2011 ndr) in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, noi della Vb del Liceo Classico di Ribera abbiamo realizzato un calendario per approfondire lo studio della figura dello statista Francesco Crispi e farla conoscere ai nostri concittadini. Raccogliendo informazioni, alcuni anziani ci avevano riferito che un fratello di Crispi aveva sposato una donna abissina portandola a Ribera insieme ai due figli. Le notizie al riguardo però erano alquanto confuse, tanto che abbiamo voluto saperne di più e abbiamo scoperto la vera storia. Grazie alla professoressa Teresa Romano Ciccarello abbiamo innanzitutto chiarito che non si trattava del fratello di Francesco Crispi ma del figlio del fratello, che portava anche lui il nome Francesco. Ma non ci aspettavamo di imbatterci in una storia coinvolgente che ha le caratteristiche della trama di un romanzo.

lemlem_kelibi

Il giovane Francesco, valoroso militare formatosi all’Accademia di Modena, come tanti nostri connazionali si recò in Africa durante l’avventura coloniale in Abissinia. Qui nel 1894 incontrò, Lemlem Kelibi, una ragazza di razza etiope. Nacque subito un intenso legame destinato ad essere forgiato da numerose prove: le difficoltà della guerra, la nascita di una bimba pochi giorni dopo la sconfitta di Adua, la vita in terra straniera. Così Francesco scrisse in una lettera al cognato, parlando di Lemlem: “Essa mi dette così tante prove di coraggio e di devozione durante l’assedio e i combattimenti intorno a Cassala da commuovermi. Ti racconterò un episodio: durante il combattimento di Tucruf essa rimase dentro il forte di Cassala il quale dista cinque chilometri. Vedendo essa arrivare dentro il forte molti e molti feriti della mia compagnia e interrogatili, avendo avuto risposta da essi che probabilmente ero ferito riunì alcune mogli degli ascari miei e con esse, provvistesi d’acqua, venne a raggiungermi sul campo di battaglia. Fu veramente una provvidenza quell’acqua! Ci sollevò dall’ardente arsura che il combattimento e il forte caldo ci avevano apportato”. Lemlem non agiva solo perché animata dalla sua profonda devozione per Francesco ma anche perché spinta dal grande coraggio insito nella sua natura “indigena”. Era come una leonessa fiera e combattiva: “…Durante gli allarmi notturni era essa a porgernzi la pistola e la sciabola per farmi trovare per primo al parapetto da dove comandavo i miei ascari”. Dall’unione tra l’ufficiale italiano e la bella abissina nacquero Albertina (7 marzo 1896) e Giuseppina (22 agosto 1901).

lemlem_kelibi_2Ma tutte le guerre prima o poi finiscono e arriva il momento di tornare a casa. Che fare allora? Tornare in Italia da solo? Tornare con Lemlem e le bambine o rimanere in Africa con loro? Come avrebbero accolto i riberesi quella donna dalla pelle color ebano? Queste e tante altre erano le domande che probabilmente affollavano la mente di Francesco. L’unica cosa certa è che egli tornò in Italia, a Roma, con le due figlie, ma Lemlem non era con loro. Le ragazze furono educate nel Collegio delle Dame Inglesi, a Roma, per poi arrivare a Ribera e qui sposarsi l’una (Albertina) con Nicola Ciccarello e l’altra con Emilio Chiarenza. Il padre Francesco Crispi nel 1927 divenne prima commissario e poi podestà di Ribera fino al 1932. Non si sposò mai, dedicò la sua intera vita alle figlie, viva testimonianza del legame con quella donna che non avrebbe più rivisto se non in due commoventi foto custodite gelosamente. Di Lemlem non si sa più nulla, ma siamo certi che il suo animo di donna e di madre tante volte portò i suoi pensieri oltre il deserto, sulle onde del Mar Mediterraneo per raggiungere le sue figlie e Francesco a Ribera. A quel tempo i pregiudizi, forse, non le permisero di presentarsi con la sua famiglia ai riberesi; solo oggi, dopo quasi un secolo, Lemlem, guardandoci con i suoi grandi occhi neri, ha avuto l’occasione di raccontarci la sua storia.

Per concessione degli eredi famiglia Crispi Ciccarello – © Tutti i diritti riservati

Articolo dal quindicinale freepress Novantaduezerosedici di Ribera.

Chiara Caternicchia, Alfonso Gallo, Anna Lundari, Giada Russo, Claudia Spagnolo, prof. Giuseppa Diliberto.
Si ringrazia la professoressa Teresa Romano Ciccarello per averci aperto il suo scrigno dei ricordi e averci dato l’opportunità di raccontare questa sorprendente storia.

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